Scadenze 2026: un anno ad alta complessità normativa
Le scadenze rendono il 2026 un anno spartiacque per le imprese italiane: entreranno in vigore contemporaneamente molteplici obblighi normativi, dalla formazione sicurezza ai nuovi standard ESG, fino alla regolamentazione europea sull’Intelligenza Artificiale.
Un intreccio di scadenze che non lascia spazio all’improvvisazione:
GENNAIO 2026 – inizio della fase operativa del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) per le importazioni ad alto impatto emissivo;
24 MAGGIO 2026 – termine per l’adeguamento all’Accordo Stato-Regioni 2025 (formazione salute e sicurezza);
7 GIUGNO 2026 – recepimento della direttiva europea sulla trasparenza retributiva e parità salariale;
30 GIUGNO 2026 – adozione obbligatoria degli standard ESRS/CSRD per il bilancio di sostenibilità di alcune categorie di imprese;
2026–2027 – prima applicazione progressiva dell’IA Act europeo.
Cinque fronti che toccano ogni area aziendale: sicurezza, risorse umane, sostenibilità, ICT, amministrazione. Eppure, il rischio più grande non è la complessità delle norme, ma l’inerzia organizzativa: rimandare, frammentare, non pianificare. Per gestire le scadenze 2026, serve una roadmap unica e cross-funzione, non interventi spot.
1. ASR 2025: la nuova formazione obbligatoria sulla sicurezza
L’Accordo Stato-Regioni 2025 rinnova radicalmente la formazione in materia di salute e sicurezza. Entro maggio 2026 tutte le aziende dovranno:
- adeguare i programmi ai nuovi standard metodologici (didattica interattiva, verifica competenze, tracciabilità LMS);
- aggiornare i preposti formati prima di maggio 2023;
- verificare che ogni corso (DPI, attrezzature, spazi confinati, lavori in quota) rispetti i nuovi requisiti.
Cosa fare subito: rivedere la matrice formativa aziendale, pianificare corsi entro marzo 2026, aggiornare piattaforme e-learning e documentazione DVR. Utilizzare il nostro ASR2025 Quick Assessment per rintracciare disallineamenti e pianificare la rimozione dei GAP secondo priorità.
2. AI Act: regole europee per un’IA sotto controllo umano
Il Regolamento Europeo sull’Intelligenza Artificiale (AI Act) entra progressivamente in vigore tra il 2025 e il 2027. Nel 2026 le imprese dovranno:
- mappare i sistemi di IA già utilizzati (CRM, HR, produzione, marketing, ecc.);
- valutare i rischi etici e cognitivi dei sistemi ad alto impatto;
- prepararsi all’introduzione della certificazione ISO 42001 per la gestione dell’IA.
Perché agire ora: il 2026 sarà l’anno della “fase di verifica”: chi inizia a implementare un sistema di governance cognitiva (es. tramite il nostro progetto formativo GAIA 2026) avrà già un vantaggio competitivo quando l’obbligo sarà operativo.
3. CSRD e bilancio di sostenibilità: dal reporting al valore
Dal 30 giugno 2026, molte imprese italiane saranno tenute a redigere il bilancio di sostenibilità secondo gli standard ESRS previsti dalla CSRD.
Non si tratta più di una facoltatività, ma di un framework obbligatorio che unisce dati ambientali, sociali e di governance.
Le novità principali:
- obbligo di rendicontare le emissioni Scope 1–3, i dati sociali (gender gap, welfare, WHP) e i KPI di governance;
- tracciabilità dei fornitori lungo la catena del valore;
- revisione dei sistemi di raccolta dati interni (ERP, HR, energia, sicurezza).
Cosa fare subito: attivare un team ESG, predisporre la raccolta dati 2025, scegliere il software di reporting o partner di consulenza per l’allineamento ESRS. Utilizzare il nostro ESG Starter Kit per fare il punto della situazione.
4. Parità salariale e trasparenza retributiva: obbligo di reporting
La Direttiva Europea sulla trasparenza salariale dovrà essere recepita entro 7 giugno 2026. Coinvolge tutte le aziende con più di 150 dipendenti, che dovranno pubblicare il proprio report di parità retributiva e comunicare eventuali differenziali di genere superiori al 5%.
Le implicazioni:
- revisione dei sistemi HR e payroll;
- mappatura dei livelli retributivi reali;
- analisi dei gap di genere e piani di riequilibrio.
Opportunità strategica: le aziende che anticipano l’adeguamento potranno ottenere vantaggi reputazionali e di accesso a bandi legati alla certificazione di parità (UNI/PdR 125). Ti possiamo affiancare, chiedici come.
5. Carbon footprint e CBAM: il nuovo costo del carbonio
Dal 1° gennaio 2026 entra in vigore la fase operativa del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), che impone agli importatori di acciaio, cemento, fertilizzanti, alluminio e idrogeno di dichiarare e compensare le emissioni incorporate nei beni importati. Per le imprese manifatturiere e dell’indotto, il 2026 sarà anche l’anno di transizione verso la carbon accounting strutturata. Da fare subito:
- misurare le emissioni aziendali (Scope 1 e 2);
- predisporre un piano di riduzione certificabile;
- aggiornare fornitori e catene logistiche secondo i criteri GHG Protocol.
6. Le altre scadenze che impattano la formazione e la compliance
- Stress lavoro-correlato e benessere mentale: aggiornamento DVR in base alle linee guida INAIL e ai programmi WHP
- Digitalizzazione processi formativi: adeguamento alle piattaforme LMS certificate e archiviazione digitale tracciabile.
- Sostenibilità sociale: nuovi requisiti ESG per appalti pubblici e forniture (criteri sociali minimi e parità di genere).
Dall’urgenza alla strategia
Il 2026 non è solo un anno di adempimenti: è un test di maturità organizzativa. Le aziende che si limiteranno a rincorrere le scadenze rischieranno di disperdere risorse, duplicare attività e vivere la compliance come un costo. Chi invece trasformerà l’urgenza in metodo potrà usare queste norme come leva di miglioramento:
- l’ASR 2025 per innovare la formazione sulla sicurezza;
- la CSRD per integrare il valore ambientale e sociale nel modello di business;
- l’AI Act per costruire fiducia nei processi automatizzati;
- la direttiva sulla parità per attrarre e trattenere talenti;
- il CBAM per anticipare le politiche di decarbonizzazione.
Non è un anno “da sopravvivere”, ma un anno da orchestrare.
Chi pianifica oggi la propria roadmap normativa — unendo compliance, neuroscienze e governance cognitiva — potrà presentarsi al 2026 non come azienda in difesa, ma come organizzazione pronta a evolvere. E quando il mercato premierà la lucidità più della velocità, saranno proprio queste aziende a dettare le regole del gioco.
Conclusioni
In sintesi: le PMI nel 2026 devono preoccuparsi di 4 aree concrete:
- Sicurezza e formazione obbligatoria (ASR 2025) L’unica scadenza con effetto immediato e universale. Richiede aggiornamento DVR, corsi e-learning conformi, e formazione preposti entro maggio 2026.
- Benessere e salute mentale (DVR psicosociale + WHP) L’evoluzione del DVR introduce lo stress lavoro-correlato e la salute mentale come fattori da valutare obbligatoriamente.
- Parità e welfare sociale. Non ancora obbligatorio per le PMI, ma sempre più premiato nei bandi regionali e nei criteri ESG.
- Fornitura sostenibile (CSRD, CBAM, ESG). Le PMI non devono rendicontare, ma saranno obbligate dai clienti corporate a fornire dati ambientali, sociali e di governance.
Le PMI nel 2026 non avranno più tempo da perdere, ma ancora margine per differenziarsi. Non sono il bersaglio diretto della regolamentazione europea, ma ne subiranno gli effetti per osmosi. Chi anticipa — anche solo con un DVR aggiornato, un WHP Light o un’autovalutazione ESG — si troverà nella short list dei fornitori preferiti dalle Grandi Imprese.
In pratica:
- le Grandi devono rendicontare;
- le PMI devono farsi trovare pronte a farsi rendicontare.
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